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Dilettanti allo sbaraglio rimanete nelle vostre case! “Ho un cugino che fa video” vade retro! Largo ai professionisti del settore, alle case di produzione strutturate e ai videomakers di valore che dettano le buone regole della produzione video. Sembra semplice, ma è un lavoro di settimane, anche mesi, che prevede che una serie di figure professionali e avvenimenti si riuniscano magicamente sotto lo stesso cielo.

Fare un video non è un gioco

Tutti videomakers con un reel o un tik-tok, anche no! Per fare un buon video serve esperienza e regole, organizzazione e metodo, andare allo sbaraglio equivarrebbe e fare un brutto video. Vedremo di seguito le 6 regole per una buona produzione video

1. Conoscere il cliente

Analizzare, studiare, chiedere, leggere… questi i verbi che guidano questa prima parte di progettazione. In questo articolo abbiamo raccontato la centralità della fase di progettazione, non è solo la fase iniziale, ma è il momento che ci condurrà al prodotto finito. Il cliente deve diventare come un migliore amico, lo conosci a fondo, conosci i suoi punti di forza e le sue debolezze, quello che fa, dove va (attenzione a non diventare uno stalker!). Il segreto è appassionarsi a quello che fa l’altro e capire a fondo i meccanismi che portano alla creazione di un prodotto o alla fornitura di un servizio.

Trainante è anche lo studio dei competitors, un’analisi del settore fondamentale per capire cosa accade nel mercato di riferimento ma soprattutto per fare in modo che il cliente spicchi in questo panorama.

2. Definire il focus

Tra le buone regole della produzione video, questa è sicuramente la prima. A meno che non sia un documentario, non si può raccontare ogni singolo servizio esistente in azienda. Diventa dunque una fase da vivere in sinergia con il cliente, dove si definiscono i punti chiave dell’azienda che saranno protagonisti in fase di shooting. Si tratta di un’analisi approfondita da dentro, legata a tanti fattori: cosa si vuole comunicare con il video, dove andrà il video, chi è il target, quanto dura il video.

3. Creare lo storyboard

Compreso il cliente, le sue esigenze e definito i punti più importanti si definisce lo storyboard, che come abbiamo raccontato esaustivamente qui può avere diverse tipologie a seconda di chi si ha davanti e quanto si vuole essere esplicativi. Certo, il più comune è lo storyboard a bozzetti ma spesso anche un semplice testo ben articolato può far aprire un modo e rendere esaustivamente l’idea. Se il cliente ha bisogno di una spinta in più, il rubamatic è la soluzione.

La tipologia di storyboard può essere definita anche a seconda di che video si andrà a produrre: per un video corporate basic può essere adeguato lo storyboard testuale, un video prodotto propendere per i bozzetti e un concettuale con un rubamatic, a voi la scelta!

4. Definire le figure presenti

Ovviamente gli operatori video, quanti? Sempre meglio averne due, per due diversi punti di vista e per avere una maggiore varietà di immagini larghe o strette a seconda della suddivisione del lavoro. A seconda del calibro della produzione ci saranno regista, direttore di produzione e direttore della fotografia (DOP). É richiesta la registrazione di suoni ambientali o vocali? Allora serve il fonico. Quando entrano in gioco modelli e modelle allora si apre un mondo: stylist, trucco e parrucco sono d’obbligo, poi in base a quanti modelli ci sono seguiranno assistenti e aiutanti. Immagini aeree, via di dronista (ma sull’area è permesso il volo?). Ovviamente tutte queste figure dovranno essere libere in contemporanea lo stesso giorno, auguri!

5. Girare consapevolmente

Ciak si gira! Le giornate di shooting, che possono essere una o più, sono la chiave di volta di tutto il lavoro, dove la fase organizzativa prende forma e si comincia a intravedere il risultato finale. Con lo storyboard affianco e l’orologio sotto mano si girano le scene per comporranno il video finale, tutto il team è coinvolto, non si può sbagliare e ogni contrattempo crea scompiglio (i contrattempi ci sono sempre, anche nelle migliori produzioni).

6. Comporre la magia

Mai come in questo caso, last but not least! L’ultima fase è il coronamento del sogno, il progetto prende forma e si compie la magia. In questa fase si sceglie la colonna sonora (potrebbe essere scelta anche in fase preliminare spesso, in quanto parte fondamentale del mood e del senso che si vuole dare al video), si aggiungono le infografiche se necessarie e si compone il voiceover esplicativo che accompagna le immagini. Color correction e color grading per un risultato perfetto, e il gioco è fatto!

Segui queste semplici regole per il tuo video perfetto oppure affidati ai professionisti, scopri il servizio!